UNA COLLEZIONE DI OROLOGI DA TORRE

 

MARTINO LURANI CERNUSCHI

 

  Esistono tante categorie di orologi alle quali un collezionista si può accostare. C'è chi predilige gli eleganti orologi da tasca smaltati, chi le 'parigine', chi gli orologi di un certo periodo storico o legati ad un'area geografica. Ma è sicuramente insolito imbattersi in una collezione di orologi da campanile come quella creata da un appassionato Socio milanese di Hora che, attratto fin da piccolo da quegli orologi nei quali anche il meccanismo ha una funzione estetica - come ad esempio gli orologi 'a scheletro', quelli 'a lanterna' e per l'appunto quelli da edificio - in poco più di dodici anni ha raccolto una trentina di esemplari particolarmente rappresentativi, sia italiani che esteri.  

 


 

E' doveroso dare qualche definizione prima di accingerci a descrivere i pezzi raccolti.

Solitamente un orologio domestico è costituito da un certo tipo di componenti: meccanismo, cassa e quadrante; il tutto assemblato assieme.

La grande differenza tra un orologio domestico ed uno da edificio sta nel fatto che in quest'ultimo il quadrante e i corpi sonori non sono solidali col meccanismo.
Di conseguenza si può definire 'orologio da edificio' un qualsiasi meccanismo che, tramite una trasmissione meccanica, comanda uno o più quadranti e corpi sonori più o meno grandi, ma comunque separati dal movimento.

L’esempio più comune si vede nei campanili o nelle facciate di alcuni palazzi: il meccanismo sta all'interno dell'edificio ed il quadrante fuori.
Non bisogna però dimenticare altri tipi di orologi da edificio, come quelli da stazione o quelli da strada, nei quali il principio è lo stesso: un meccanismo che tramite trasmissioni, comanda i vari quadranti e le campane.

Fin dai suoi albori medioevali, l'orologio pubblico è sempre stato un vanto per la comunità che poteva permetterselo. Prima le grandi città o i grandi complessi abbaziali che vantavano straordinari orologi astronomici e poi via via i centri sempre più piccoli.

Ma il grande passo in avanti si deve al XIX secolo, con la nascita di grosse industrie che garantivano una più copiosa produzione (e quindi l'abbattimento dei costi) di questi oggetti e di conseguenza la loro grande diffusione in edifici pubblici come le stazioni ferroviarie, i municipi e le strade.
Ed è proprio questo periodo che caratterizza volutamente la maggior parte dei pezzi di questa collezione.

Quando il visitatore si trova di fronte a questa raccolta, rimane stupito dalla varietà di modelli presenti.
Infatti (a causa della quasi totale mancanza di pubblicazioni) il collezionista e l'appassionato di orologeria non sono solitamente abituati a dare grossa considerazione a questa tipologia.
Ma, analizzando attentamente i meccanismi, potranno notare che la maggior parte degli esemplari esposti è caratterizzata da una varietà di scappamenti e soluzioni tecniche inusuali, degne dei più complessi regolatori.

E’ interessante considerare che nei regolatori domestici tante volte i virtuosismi tecnici servivano più ad appagare l'occhio dell'osservatore che per una effettiva necessità funzionale, mentre negli orologi da torre era l'esatto opposto.

Un remontoir d'égalité, normalmente separa lo scappamento dal resto del treno di avanzamento.
Una caratteristica di tal genere può risultare utile a livello funzionale solo se il meccanismo è soggetto a grossi attriti; infatti, all'interno dei campanili, i meccanismi erano sottoposti a sbalzi termici e di umidità e la sporcizia si accumulava facilmente sui bracci di trasmissione, senza contare che le lancette esterne al campanile subivano l'influsso del vento, della neve e del ghiaccio.


 

A proposito di questo argomento, è interessante visionare il meccanismo della ditta Ph. Hörz di Ulma, costruito agli inizi del XX secolo.
Si tratta di un movimento a quattro treni, formato da barre orizzontali e montanti verticali imbullonati, suonante ore e quarti (questi ultimi su due diverse campane), con ripetizione delle ore e con scappamento a forza costante di Robin e àncora a riposo di Graham.Guardando il movimento anteriormente, dal centro verso sinistra, si vedrà il treno del tempo diviso in due parti separate: quella d'avanzamento e quella con lo scappamento a forza costante.
Quest'ultimo congegno, inventato da Robert Robin nel XVIII secolo è stato ideato per non far subire allo scappamento gli attriti dei grossi ruotismi di trasmissione e degli sganci delle suonerie.
  La ruota di scappamento avanza grazie alla trazione di un piccolo peso agganciato ad una catena continua.

Il peso, scaricandosi totalmente una volta al minuto, va ad abbassare una leva che sgancia i ruotismi di avanzamento i quali, collegati ad una ruota solidale con la catena, la rimontano insieme al peso, senza mai privare la ruota di scappamento della sua trazione.

Questo ciclo, chiamato remontoir, ha in questo caso una durata di 60 secondi e, ripetendosi, garantisce una maggiore efficienza rispetto agli orologi il cui scappamento è direttamente collegato alle trasmissioni.

Nella parte centrale destra, invece, troviamo il treno dei quarti d'ora (il primo ad essere sganciato). Esso mette in funzione una ruota a pironi che, dopo aver terminato il ciclo di quattro quarti d'ora, sgancia (tramite un pirone più lungo) il treno delle ore situato sulla destra del movimento. Quest'ultimo, dopo aver compiuto il suo ciclo regolato da una ruota partiore, (grazie ad una lunga leva situata nella parte posteriore del movimento) sgancia il treno della ripetizione il quale (situato alla sinistra del meccanismo) tramite un'altra ruota partiore replica il numero di rintocchi precedentemente scanditi dal treno delle ore.La funzione di un treno adibito alla sola ripetizione è quella di non far scaricare troppo in fretta il peso del treno delle ore.

 

   

 

All'interno della collezione esiste un secondo orologio a quattro treni della ditta Hörz di Ulma, anche se quest'ultimo presenta caratteristiche differenti, come lo scappamento a gravità di Denison.
Il movimento presenta ruotismi di acciaio per i treni delle suonerie e ruote d'ottone per quello del tempo.

E' importantissimo ricordare che lo scappamento a gravità, inventato da Lord Denison a metà del XIX secolo ed applicato sul Big Ben, è universalmente considerato come lo scappamento libero più preciso negli orologi da torre.
Tale tipo di scappamento veniva applicato sovente ai meccanismi inglesi ma sono davvero poche le fabbriche di altre nazioni che applicavano quest'organo regolatore ai propri orologi (esso era comunque inserito in pochissimi esemplari particolarmente lussuosi).

 
Questo esemplare può davvero essere considerato una rarità se si considera che oltre allo scappamento di Denison possiede anche un pendolo compensato in INVAR, una lega nichel-ferro a basso tenore di carbonio, difficilissima da lavorare e la cui caratteristica più importante è il bassissimo coefficiente di dilatazione termica.

 

 

Un altro meccanismo rappresentativo è l'esemplare costruito dalla ditta Ungerer Frères di Strasburgo nel 1873.
Si tratta di un meccanismo a tre treni separabili suonante ore e quarti (questi ultimi su due diverse campane), con scappamento ad ancora a leggero rinculo (sistema Schwilgué-Ungerer).
Talune fabbriche tedesche e francesi costruivano meccanismi in cui i diversi treni erano totalmente separabili, facilitando così gli interventi di manutenzione.
 
 
Gli Ungerer, allievi dei famosissimo orologiaio Jean Baptiste Schwilgué, autore della ricostruzione dell'orologio astronomico della Cattedrale di Strasburgo, sono noti per alcuni saggi sull'orologeria da edificio, come ad esempio Les horloges astronomiques et monumentales le plus remarquables de l'Antiquité jusqu'à nos jours, 1931. Oppure Les Horloges d'édifices, 1926.

 

 

Per meglio capire quanto davvero l'orologio pubblico fosse fondamentale nel regolare la vita lavorativa, spirituale e sociale di molti paesi bisogna osservare l'esemplare a quattro treni costruito nel 1915 dalla ditta Fratelli Solari di Pesariis (Udine).
 

 

  Si tratta di un meccanismo ad ore e quarti, con la sveglia.
Questo dispositivo si programma avvitando a seconda della necessità i 'cavalieri' su una ruota con 48 fori - una per ogni mezz'ora della giornata - che compie un giro in 24 ore.
All' ora programmata, il cavaliere alza una leva che sgancia una suoneria su due diverse campane della durata di circa 40 secondi.

L’ orologio in questione è stato trovato con la sveglia ancora programmata in cinque diversi momenti della giornata: alle 4 del mattino, per chi andava nei campi; alle 8.30, per la scuola; alle 12.30, per l'uscita dalla scuola; alle 17, per i vespri; e alle 20.30, per la ritirata.

     

 

 

Rimanendo in ambito italiano, è interessante osservare il meccanismo costruito nel 1844 dall'orologiaio Antonio Torri di Milano. Già dal 1833, il Torri era il responsabile della manutenzione dei 13 orologi pubblici presenti nel Comune di Milano e nella sua produzione si possono annoverare alcune centinaia di orologi domestici e qualche orologio da edificio.
 
Dalle fonti storiche si sa che costruì l'orologio dell'attuale Accademia di Brera, oggi esistente; quello di Palazzo Marino, non più esistente; e quello della Villa Reale di Monza, esistente.
L’esemplare di questa collezione, del quale purtroppo non si conosce l'originale collocazione, quello di Brera e quello di Monza, sono attualmente gli unici orologi da edificio del Torri conosciuti.
 
 
 

 

 

Come già citato, anche gli orologi da stazione e da strada fanno parte della categoria 'orologi da edificio’, ed un classico esempio è riscontrabile in un piccolo meccanismo inglese ad un solo treno, costruito intorno alla fine del XIX secolo.
 
L’esemplare comandava probabilmente uno dei numerosi orologi che ancora oggi si vedono nelle strade inglesi e che - al contrario che in Italia - sono stati conservati almeno nella parte estetica.

Va ricordato che, al giorno d'oggi, la maggior parte degli orologi che vediamo sui campanili, sui palazzi e nelle strade, sono comandati da sistemi elettronici.

 

 

 

Per restare in ambito inglese non si può non notare il meccanismo a solo tempo, con ricarica elettrica e scappamento a gravità, costruito dalla ditta Giliett & Johnston di Croydon negli anni '40 del XX secolo.
 
Si tratta di un orologio molto compatto e solido, con soluzioni tecniche assai particolari, come ad esempio l'interruttore ad ampolla di mercurio che apre e chiude i contatti elettrici del motorino elettrico che ricarica il peso motore.
 
 
 
Per sottolineare l'importanza di questo modello, è interessante sapere che nella sezione di orologeria dello Science Museum di Londra (forse il più grande museo del mondo dedicato alla scienza e tecnologia), tra i pochi ma importanti orologi da torre esposti vi è proprio un identico modello.

 

 

Per concludere, è bene dare uno sguardo al meccanismo a due treni con remontoir d'égalité costruito nel 1874 dalla ditta L. D. Odobey di Morez. E' formato da un basamento in ghisa, sormontato da platine a forma di lira. Questo stile di origine francese è stato il più utilizzato e copiato in Francia e Italia tra la seconda metà del XIX e la prima metà del XX secolo.
 
 
La particolarità dell'esemplare sta nella cura con la quale sono prodotti i componenti e nel remontoir d'égalité del tipo Le Bon, nel quale è il peso stesso di una ruota dentata, traslante tra due pignoni grazie ad un carrello, a dare trazione alla ruota di scappamento.

 

 

La collezione, che è possibile visionare anche sul sito www.orologidacampanile.it include inoltre molti modelli italiani di fabbriche come la Terrile di Recco (della quale è sotto riportato un esemplare e una pagina del catalogo), la Bisso di Uscio, la Frassoni di Rovato, la Melloncelli di Sermide.
 
 

 

 

Fanno parte della collezione anche numerose lancette (alcune già presentate) e quadranti di varie tipologie.

 

   

 

 

 

 




HOME LA VOCE DI HORA Rivista N.25 - DICEMBRE 2008