UN RARO 'NOTTURNO' DI GIUSEPPE CAMPANI

 

GIORGIO GREGATO e LUIGI PIPPA

 

Un collezionista privato ha recentemente reperito un orologio notturno che, pur di sobria architettura stilistica, ci rivela la propria nobile paternità ed importanza storica attraverso l'esame del suo movimento.

 

L'orologio è firmato sulla platina posteriore del medesimo - protetto da una calotta cilindrica di ottone - Joseph Campanus inventor Romae 1659 .
La cassa è semplice e lineare. La mostra dipinta rappresenta la simbologia dell'Aurora su una quadriga fra le nubi in un cielo azzurro; in basso si intravede una costa marina con fortificazioni e una torre, nella quale qualcuno ha ravvisato la Lanterna di Genova.

Il movimento è con conoide a budello e il treno è composto da tre ruote più la manovella dello scappamento silenzioso.

Non ci dilunghiamo qui in un esame storico-biografico sui fratelli Campani, per il quale rimandiamo agli scritti di Silvio Bedini, Giuseppe Brusa, Gian Carlo Del Vecchio e Giorgio Gregato (q. v. la bibliografia), in attesa che venga pubblicata l'estesa monografia del Bedini, ormai prossima alla stampa.

 
Il giovane Giuseppe lavorò assieme al fratello Pietro Tommaso nella canonica della Chiesa di San Tommaso in via Parione, a Roma, ove erano ospiti del fratello Matteo, che ne era il parroco.

Tuttavia la struttura dei movimenti eseguiti dai due fratelli si differenzia. Giuseppe preferiva costruire movimenti a platina circolare mentre Pietro Tommaso preferiva una struttura con platine a forma di 'T'.

E' noto che Pietro Tommaso fu informato dal Cardinale Farnese, Maggiordomo di Papa Alessandro VII, del desiderio del Papa di far costruire un orologio che non facesse 'strepito' e mostrasse le ore anche di notte.

I fratelli Campani si cimentarono nel compito e per i primi esperimenti applicarono come regolatore un cilindro rotante di avorio con quattro scomparti, divisi da pareti forate, contenente mercurio; il lento fluire del mercurio attraverso i fori dei setti da una concamerazione all'altra teneva frenato il rotismo senza produrre rumore.

Nell'ottobre 1656 il prototipo fu completato e presentato ad Alessandro VII da Pier Tommaso, accompagnato dai fratelli Matteo e Giuseppe.

 
Non ci sono pervenuti orologi con questo tipo di regolazione.

L’avorio non viene intaccato dal mercurio, ma è soggetto, similmente al legno, a deformazioni e spaccature, e anche minuscole particelle di mercurio fuoruscite dalle crepe sono dannose sia per le dorature che per i metalli. Fu probabilmente questa ragione a indurre i fratelli Campani a sperimentare altri sistemi meccanici. Dopo varie esperienze, essi giunsero alla ben nota soluzione, denominata ‘scappamento silenzioso a manovella’.

L’invenzione dello scappamento a manovella e biella, regolato da un pendolo, è attribuita al solo Giuseppe; Pietro Tommaso ne sviluppò una propria versione, più ingombrante. In quel periodo, tra il 1656 ed il 1659, nacque il dissidio fra i due fratelli; Pietro Tommaso rivendicava la paternità dell'invenzione, ma la sua versione era ben più complicata dello scappamento a manovella di Giuseppe. Il contrasto sfociò nella separazione: Pietro Tommaso lasciò la Canonica ove era ospite del fratello Matteo e si trasferi, dapprima in via Pellegrino e in seguito sulla Via Giulia, a Ponte Sisto.

Il ritrovamento dell'orologio descritto in queste pagine rappresenta una interessante scoperta che ad oggi appare inedita.

La peculiare e originale caratteristica meccanica di questo 'notturno' risiede nel pendolo, che anziché essere dotato di asta metallica, come usualmente si riscontra nei pochi esemplari giunti a noi ancora integri, utilizza una sottile corda di budello appesa alla leva solidale con la biella. L’originalità del congegno pare indubbia: il movimento, attentamente esaminato da chi scrive, non ha subito alcuna trasformazione o modifica.

La 'medaglia' del pendolo, di ottone dorato, è sferica ed avvitata su un albero verticale atto alla regolazione del tempo (vedi a lato).

La testa di tale albero è appesa al budello fungente da asta; reca, inoltre, un foro orizzontale per fissare il pendolo ad un apposito piolo, infisso lateralmente nella cassa lignea, durante il trasporto.

 
Come già affermato, l'orologio non presenta tracce di modifiche.

Segnaliamo l'assenza del cilindretto calettato sull'asse della manovella (vedi a lato), avente la duplice funzione di freno e di volano, probabilmente asportato da un precedente riparatore, ma ora ripristinato.Ora l'orologio funziona regolarmente e vanta una silenziosità sconosciuta ad esemplari dotati di asta rigida per i contraccolpi che il pendolo subisce al termine delle sue oscillazioni. In effetti, al termine della sua oscillazione, la massa del pendolo sospesa all'asta flessibile di budello non subisce il brusco arresto dovuto ad un'asta rigida e lo scorrimento avviene senza contraccolpi percepibili all'udito.

 
Il vantaggio non va a scapito dell'isocronismo, poiché il pendolo è molto pesante e l'asta si flette solo leggermente all'attacco della leva della biella, quasi come avviene con le ben note 'curve epicicloidali' di Huygens.

E' indicativo che quasi tutti gli orologi recanti la firma Joseph Campanus inventor Romae non siano datati; gli esemplari che lo sono portano la data 1659. Bedini ha rilevato ben otto 'notturni' di Giuseppe Campani datati 1659 (uno è al Grünes Gewölbe di Dresda); quello qui descritto sarebbe il nono.

Nel 1659 Giuseppe presentò a Papa Alessandro VII un orologio-prototipo con scappamento a manovella. Grazie ad esso il Papa gli concesse il privilegio esclusivo, pare per un decennio, di costruire orologi con tale tipo di scappamento. E' chiaro che l'indicazione dell'anno 1659 non indica la data di costruzione, ma va riferita alla bolla di Alessandro VII; emessa il 1° settembre di quell'anno, essa rappresenta un attestato equivalente a un moderno brevetto. Probabilmente Giuseppe riportò tale data sui suoi movimenti sino alla scadenza della concessione. Non si conoscono altri 'notturni' di Giuseppe Campani con datazione più tarda, anche se altri ne costruì fino alla fine del Seicento e, forse, anche oltre. Egli mori nel 1715, a 79 anni.


 

n.d.r. Giuseppe Campani probabilmente fu più famoso come ottico che come orologiaio. Riportiamo di seguito integralmente quanto scritto dal Morpurgo a tal proposito:
Nel “ragguaglio di due nuove osservazioni” relative a Saturno, pubblicato nel 1664, l'artista spiega come si dedicasse all'ottica: “ sin da quando con la scorta del P. Daniello Bartoli, mi volsi agli studi della biottica, applicai tutto l'animo e tutto il mio studio all'invenzione di un tornio esattissimo da lavorare i vetri senza altro mezo di forma. E riuscitomi finalmente di conseguirlo non senza lunghissime fatiche… con l'aiuto di questo torno mi riuscirono gli occhialoni, tali certo che da altri sono stimati migliori de veduti fin'ora”.
Fece cannocchiali acromatici con quattro lenti lunghi 17 ed anche 25 palmi romani. Di Giuseppe Campani ottico, esiste nel Gabinetto matematico di Dresda un microscopio dei 1696 che servì al Bóttger, lo scopritore della porcellana di Sassonìa. Il Museo di storia delle Scienze di Firenze possiede quattro cannocchiali ed una lente di questo artista. Con un suo telescopio l'astronomo G.D. Cassini precisò la rotazione di Giove e di Marte.
Ci tiene al corrente di un'altra notevole scoperta il Campani stesso nella sua “Lettera di Giuseppe Campani intorno all'ombra delle stelle medicee nel volto di Giove, ed altri fenomeni celesti scoperti co’ suoi occhiali” - pubblicata a Roma dal De Falco nel 1665.
I suoi strumenti ottici erano ricercatissimi perché sia pure in modo empirico era riuscito a renderli acromatici. Lo Huygens stesso trovò ottime le lenti e non solo ne ordinò parecchie ma tentò pure di imitarle.
Tutta la sua suppellettile ottica venne acquistata nel 1747 dal papa Benedetto XIV e nel 1747 affidata all'istituto delle Scienze di Bologna, ove, con l'andare degli anni, si fece man bassa dei preziosi istrumenti.
Una collezione interessante di suoi strumenti si trova al Landes Museum di Kassel. Quasi tutti erano stati acquistati a Roma dal Langravio Carlo studioso delle scienze naturali. Vi troviamo un “moto perpetuo” un lungo canocchiale ottagono (firmato), due microscopi molto rari a due lenti (pure firmate) ed infine un obiettivo per canocchiale di 18 cm. di diametro che porta inciso all'orlo “Giuseppe Campani Roma anno 1684”.
Scrisse pure una “Descriptio novi Microscopii” che venne spesso citata da accademie tedesche ed inglesi. il Mazzucchelli, sempre ben informato, ci fa sapere che anche sulla priorità dell'invenzione del tornio delle lenti era scoppiata una violenta lite tra Giuseppe ed il fratello Matteo.

 

 

Bibliografia

- Silvio A. Bedini - Introduzione alla riproduzione in facsimile del Discorso intorno a' suoi muti oriuoli del 1660 di Giuseppe Canipani, con l'aggiunta della Lettera di Pier Tommaso Campani nella quale dimostra l'origine e l'artificio dell'oriolo pubblicata lo stesso anno.Edizione "Il Polifilo", Milano 1983.

- Silvio A. Bedini - L'orologio notturno. Un'invenzione italiana del XVII secolo. Ne "La misura del tempo. L’antico splendore dell'orologeria italiana dal XV al XVIII secolo". Catalogo della mostra di orologeria antica presso il Castello del Buonconsiglio di Trento dal 25 giugno 2005 al 6 novembre 2005.

- Giuseppe Brusa, Gian Carlo Del Vecchio - Orologi notturni. Dalla rivista "Kalos", dicembre 1971 (pagg. 3-10).

- Giuseppe Brusa - Italian Night Clock, "Antiquarian Horology", march 1975.

- Giuseppe Brusa - Il più spettacolare sviluppo dell'orologeria italiana: i notturni dei Fratelli Campani - predecessori e seguaci al di qua e al di là delle Alpi, "La Voce di Hora", n° 9, Dicembre 2000.

- Giorgio Gregato - Il ritrovamento di un eccezionale 'notturno' di Giuseppe Campani, "La Voce di Hora", n 8, giugno 2000.

 

 




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