L’OROLOGIO DEI 'MORI' TORNA NELLA SUA SEDE

giugno 2006
     
     
  Malgrado il rigido inverno trascorso, i nostri collaboratori non sono andati in letargo; al contrario, si sono vieppiù dedicati alla loro passione per l'orologeria antiquaria.  Lo conferma il ricco contenuto della rivista che, come già osservato durante l'assemblea dello scorso marzo, ha compiuto dieci anni di vita (v. le Notizie dalla Segreteria).

Su questo numero G. Brusa e L. Magistretti descrivono la figura e le invenzioni di Henry Sully, emerito orologista inglese, seppur poco noto in Italia, attivo anche in Francia.  Autore di importanti ricerche sulla cronometria e di importanti pubblicazioni, Sully è generalmente ricordato per l'invenzione della macchina per fresare le ruote e per le sue ricerche sulla lubrificazione.  Di quest'ultimo argomento io stesso mi occupai sul primo numero de La Voce di Hora, a proposito delle famose 'coppe' che portano il nome di Sully e che sono una semplificazione dei réservoirs di sua invenzione.

Elda Martellozzo Forin condensa per noi il contenuto di una sua ricerca - pubblicata lo scorso novembre in un volume di 141 pagine - sulla bottega dei Fratelli Mazzoleni, attivi a Padova nel XVI secolo e su inedite notizie circa la presenza di numerosi altri laboratori orologiai nella città veneta.

L’articolo didattico di Nicola de' Toma sulle ripetizioni degli orologi da tasca della seconda metà del XVIII secolo e dei primi decenni di quello successivo è corredato da numerose illustrazioni tecniche eseguite con maestria al computer e costituisce un'utile traccia per coloro che non hanno una specifica conoscenza di quei complicati meccanismi.

Nelle pagine della Galleria Fotografica è stato dato ampio spazio agli orologi da persona.

G. Gregato e chi scrive presentano un notturno con scappamento silenzioso a manovella di Giuseppe Campani, controllato da un curioso e raro tipo di pendolo.

Per la gnomonica, F. Casi si occupa di orologi solari equinoziali, o equatoriali, il cui quadrante di lettura, regolabile su una scala delle latitudini, assume una posizione parallela all'equatore terrestre. Esemplari del 'tipo' descritto sono stati fabbricati in gran numero soprattutto in Germania e sono facilmente reperibili sul mercato antiquario.

L’attività della nostra Associazione e le iniziative che ne sono scaturite - come, ultimamente, la Mostra di Trento - hanno lo scopo di incentivare l'interesse orologistico. La storia cronometrico-orologistica italiana non può essere paragonabile a quella di altri paesi europei.  Ciononostante l'Italia può vantare autentici capolavori e fondamentali primati nella nostra Arte, come l'orologio planetario (l'Astrario) di Giovanni Dondi; la genesi dell'orologio da persona; gli studi galileiani sul Pendolo; l'invenzione degli orologi notturni.  Celeberrimi scienziati e poliedrici uomini di cultura si interessarono anche di orologeria: oltre al già citato Galileo, Leonardo da Vinci, Filippo Brunelleschi, ecc.

Ricordo gli anni della mia giovinezza, in cui La Clessidra pubblicava saggi di importanti autori, come Enrico Morpurgo (che ebbi il piacere di conoscere), Antonio Simoni e Bruno Parisi (che lungamente frequentai) e altri.

Oggi gli studiosi orologisti sono molti di meno. E' tuttavia evidente, fra i Soci di Hora e anche al di fuori del nostro sodalizio, il risveglio di un notevole interesse e della passione per la storia dell’orologeria italiana. Le ricerche dei benemeriti che vi si stanno dedicando non sono sempre facili, per vari motivi: primo fra tutti la mancanza di tempo di chi esercita altre attività; poi, la difficoltà di acceso a taluni archivi; l'interpretazione dei manoscritti; i costi da sostenere per ottenere riproduzioni fotografiche e documentali, in alcuni casi eccessivi; ecc.

Nondimeno, una ricerca paziente e metodica può spesso ottenere importanti risultati.
Quella di Elda Martellozzo Fiorin ne è valida dimostrazione.

Più volte ho affrontato questo argomento, poiché l'esperienza personale mi ha spesso confrontato, negli archivi e nelle canoniche di antiche parrocchie, con numerosissime pergamene arrotolate e cataste di documenti abbandonati e mai compulsati per l'indifferenza e l'indisponibilità dei rispettivi custodi e conservatori.

Come avevo preannunciato all'assemblea dello scorso marzo, l'orologio dei Mori in Piazza San Marco a Venezia, dopo quasi un decennio dall'inizio dei lavori di restauro, è stato reinstallato nella sua sede.  L’inaugurazione è avvenuta a mezzanotte del 27 maggio, cioè all'ora zero di domenica 28 maggio, festa dell'Ascensione.  In attesa della ristrutturazione dell'edificio, il movimento, restaurato dal nostro associato Alberto Gorla con la consulenza di Giuseppe Brusa, era stato ospitato e esposto al pubblico a Palazzo Ducale.

Controversie legali sull'appalto dei lavori edili e contrasti fra Comune e privati proprietari delle ali della Torre hanno ritardato le opere sull'edificio.

All’inaugurazione, i Mori hanno battuto 132 colpi, il totale di quanti vengono normalmente scanditi ogni dodici ore; l'evento non si verificava dal lontano 1916.

E' stata ripristinata anche la 'processione dei Re Magi'.  Preceduti da un Angelo, essi escono due volte l'anno: nel giorno dell'Epifania e dell'Ascensione, festività che i veneziani chiamano Assensa e durante la quale Venezia sposa il mare.  Lo spettacolo, con acrobati e fuochi artificiali è stato diretto da Marco Balich, veneziano autentico e già regista dell'inaugurazione delle Olimpiadi Invernali torinesi.
Sono intervenuti il sindaco Cacciari e Claudia Cardinale, che ha raccontato la storia della Torre.

Il prossimo numero della rivista conterrà un breve resoconto tecnico ad opera di G. Brusa e L. Magigistretti.

Segnaliamo l'inizio dei lavori di restauro dell'orologio astronomico di Piazza dei Signori, a Padova. L’incarico è stato affidato all'Associazione A.R.A.S.S.-Brera. Daremo in seguito ulteriori notizie.

Buone vacanze!

      Luigi Pippa  
         
 



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