OMNIA LABOR VINCIT giugno 2003
     
     
  Questo numero della rivista porta la data arretrata del Giugno 2003 per gli stessi motivi redazionali e personali di forza maggiore che hanno ritardato il numero precedente. Anche a causa della parentesi estiva, non siamo riusciti a recuperare il ritardo e le posizioni lasciano pur sempre qualche motivo di perplessità a breve scadenza.
A questo punto
pertanto è opportuno rassicurare gli abbonati e gli interessati che resta fermo l'impegno, assunto dal Consiglio dell'Associazione, di spedire agli abbonati altri due numeri, così da adeguare le posizioni per l'assemblea annuale del Marzo 2004. In quanto consiglieri e diretti collaboratori ci teniamo a disposizione, insieme al Segretario, per eventuali approfondimenti.

Due Soci appaiono per la prima volta su questo periodico e sono motivo di fiducia nell'avvenire in quanto confermano, con soggetti e studi originali, l'interesse per l'orologeria antica in generale e specialmente per quella italiana, troppo spesso trascurata.
Bisogna ammettere che, dopo gli inizi favolosi e le opere eccezionali che hanno illuminato
ripetutamente gli sviluppi delle nostra orologeria, essa è ricaduta a volte in uno stato di mediocrità che neppure gli apporti di artisti stranieri hanno potuto sollevare a livelli competitivi con quelli delle regioni transalpine più sviluppate e progredite nel settore.
Discuterne le cause richiederebbe un discorso tanto esteso e documentato da costituire materia per una trattazione assai complessa, che eccederebbe largamente le finalità di pubblicazioni non finalizzate. Ciò peraltro non giustifica affatto la conclusione che non valga
la pena di occuparsi delle opere e degli ingegni di isolati artisti locali i cui meriti sono interessanti e significativi per i vari aspetti storici: tecnici, scientifici, umani e sociali. Ciò coinvolge i fondamentali e stretti legami dell'orologeria meccanica con l'astronomia e con quanto vi attiene e quindi con le nozioni e la strumentistica specifiche.
Di tale argomento ci si è già fatti portavoce in passato e un ulteriore contributo di fonte autorevole
appare in questo numero.

La galleria fotografica raccoglie, antologicamente, immagini che illustrano soggetti diversi trattati negli articoli e costituisce, al di là dei pregi qualitativi intrinseci, un eloquente supporto alla intelligenza e alla memorizzazione di caratteristiche insolite.
Circa
la breve rassegna di alcuni risultati di spicco raggiunti dalle case d'asta nell'ultimo periodo, dovendo fare di necessità virtù, si è raccolta l'attenzione su pregevoli orologi catalogati da Case che si è indotti a definire minori rispetto a quella egemonica di Antiquorum, alla quale peraltro siamo pur sempre debitori di una quantità insuperata dei nostri aggiornamenti e del nostro patrimonio fotografico. In questo contesto, poco nota ai più è la casa fondata alcuni decenni fa dal Dr. H. Crott, che ha tuttora sede a Mannheim e che continua a svolgere le sue aggiudicazioni a Francoforte. La sua scelta di esemplari antichi merita un interesse particolare da parte nostra, come ha rilevato il nostro redattore.

Rinviamo il lettore alle Notizie dalla Segreteria quanto alle pubblicazioni da segnalare, che sono in esubero. Facciamo comunque eccezione per la recentissima corposa ricerca dell'instancabile Renzo Giorgetti, il cui titolo è rivelatore: "Orologi da torre nei palazzi, ville e fortezze dei Medici e Lorena".

      Giuseppe Brusa  

Post Scriptum - Nell'articolo "I Tre Vulliamy..." il primo di questo numero della rivista, non ha potuto essere menzionato l'approfondito e documentato studio di David Thompson e Roger Smith "Two Vulliamy Watches with Royal Associations", pubblicato da Antiquarian Horology, Autumn 1995, pagg. 230-37. I due esemplari si conservano nelle Horological Rooms del British Museum, delle quali Thompson è il Curatore.

 



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