| SOLSTIZIO D'INVERNO IN RITARDO | dicembre 2000 |
| Il ritardo di cinque settimane con cui
esce questo numero della nostra rivista non è stato
causato da mancanza di impegno, ma dal fatto che, in caso
di difficoltà, mancano i giocatori di
riserva in panchina. Ne siamo dispiaciuti per i lettori e ovviamente faremo del nostro meglio perché ciò non si ripeta. Nel
numero precedente è stato evidenziato il ritrovamento di
un orologio notturno di Giuseppe Campani in
ottime condizioni. Ciò ha suggerito loppotunità
di un articolo sulla tipologia relativa più esteso e
più specifico, almeno sotto il profilo orologistico, di
quanti apparsi fin qui. Chiunque abbia nozioni anche semplici di orologeria
antica conosce il ruolo fondamentale che ebbe Thomas
Mudge nel progresso dellarte della misura del tempo
dalla metà del Settecento per oltre due secoli. Il terzo millennio, dopo assurde speculazioni dialettiche, ha avuto effettivamente inizio, seppure in sordina rispetto ai clamori con cui venne salutato con lanticipo di un anno; i media e gli interessi che li stimolano si sono imposti. Eppure si continua ad affermare che la matematica non è unopinione... Sempre in fatto di convenzioni più o meno rigorose si è passati così dal ventesimo al ventunesimo secolo. Per chi scrive di storia della misura del tempo in lingua italiana si presenta una limitazione linguistica: finora è apparso spesso preferibile usare definizioni convenzionali dei secoli del secondo millennio, quali Duecento, Trecento ... Ottocento, Novecento, anziché quelle matematiche di tredicesimo secolo, quattordicesimo secolo ... diciannovesimo secolo, ventesimo secolo. Come dar seguito ora al Novecento? Chi conosce letà dello scrivente sa che il problema non può riguardarlo. I più sentiti auguri a tutti i Soci di HORA sono comunque dobbligo |
| Giuseppe Brusa | ||||