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    P024
Da: Giampaolo ... g.ottia@f........it
A: posta di hora.it
Oggetto: orologio epoca 600

Buona sera ,ho visitando il vostro sito ho visto che siete esperti in orologi d’epoca.

La mia famiglia è proprietaria da diverse generazioni di un importante orologio del 600 “.

Da una ricerca fatta da un amico esperto antiquario risalente da alcuni decenni or sono, sarebbe emerso che si tratta di un orologio a pendolo da tavolo originale (fabbricato) o comunque firmato da

Baltazar Martinot Paris.

Da tale ricerca sembrerebbe che ne siano stati fabbricati pochissimi esemplari forse 2 .

Vorrei chiedervi se possibile, qualche informazione a riguardo se si tratta come pensiamo di un pezzo importante .Augurandomi che rivolgendomi alla vostra Associazione di esperti possiamo avere qualche informazione.

 
Distinti saluti
Giampaolo O...
 
 

 
Gentile sig. Giampaolo per prima cosa vediamo di contestualizzare il suo orologio.

Il Tardy nel suo "Dictionnaire des horlogers francais" definisce quella dei Martinot la più lunga (da metà del '500 a matà del '700), ramificata e prolifica dinastia della storia dell'orologeria (vedi albero genealogico).

In tale dinastia compaiono numerosi Baltazar ma in base al puro stile Luigi XIV e alle caratteristiche della firma lo attribuiamo a Martinot Baltazar (1636-1716) (l'Ainè - il Vecchi o l'Anziano) che è vissuto e ha operato quasi contemporaneamente alla vita e al regno di Luigi XIV il Grande.

Il suo è un orologio in tartaruga e ottone di tipo BOULLE con quadrante a cartouche in 12 pezzi in classico stile Luigi XIV. In origine aveva quasi certamente la mensola (per cui non lo definiremmo da tavolo).

La sua datazione lo pone perciò fra la fine del '600 i l'inizio '700.

Da notare che la produzione di questi atelier non cessava alla morte del maestro ma proseguiva anche successivamente ad opera degli eredi e dei collaboratori.

Non crediamo assolutamente che siano stati costruiti solo due esemplari perché la produzionedi di un laboratorio importante contemplava numerosi esemplari di questo e di altri tipi di orologi.
Già in un inventario del 1689 dei beni del Grande Delfino (figlio primogenito di Luigi XIV ma a qusti premorto) figuravano due pendole del Baltazar.

Per una valutazione tecnica completa servirebbe però un esame molto accurato della macchina al fine di stabilirne lo stato di conservazione.

Cordiali saluti   G.G.
 
   

 

 

    P023
Da: Daniele ... daniele.colucci1@alice.it
A: posta di hora.it
Oggetto: Antico orologio a pendolo con parti mancanti

Gentilissimi Esperti,
sono un appassionato di orologeria e mi diletto in riparazioni di oggetti meccanici.

Un amico mi ha chiesto di far funzionare un vecchio orologio a pendolo di famiglia, che era abbandonato da decenni in cantina.
orologio mi è subito sembrato un assemblaggio di un meccanismo più vecchio con un quadrante e una facciata di ceramica più recenti.
Sono riuscito a ripristinare tutte le funzioni dell' orologio e della suoneria (batte le ore e i quarti ad ogni quarto), tutti i pezzi erano in loco, è stato solo necessaria una profonda pulitura, lubrificazione e messa a punto.
Risultano però mancanti sia i "campanelli" della suoneria che un altra complicazione: posta sul lato sinistro della macchina rimane residua una ruota-puleggia con l'interno in legno, dotata di cricchetto, che sembra destinata ad accogliere un cordino di carica ( sul fondo, di lato, sono presenti due fori di diametro inferiore a quelli destinati al passaggio della catenella per l'orologio e la suoneria), che trasmette il movimento ad una "manovella" che lo porta nella parte superiore della struttura, dove riscontra anche un "baffo" che scende nella parte anteriore ma che ora non interferisce con alcun meccanismo.
Vi allego alcune foto.

Avete conoscenza di meccanismi di questo genere?
A che epoca possono essere fatti risalire?
Ci sono degli esempi di simili completi da poter imitare per il ripristino delle parti mancanti?

Sperando in un Vs. riscontro,
ringrazio della Vs. cortese attenzione.

Saluti e Anguri di Buon Anno

Daniele C......

 
 
 

 
  Carissimo Daniele

il suo è un abbastanza comune "Foresta Nera".

Sono conosciuti con questa denominazione gli orologi prodotti nella omonima regione (Schwarzwald) della Germania (Baden-Württemberg) dalla fine '700 all'inizio del' 900 e che possono essere considerati gli antenati dei moderni cucù di produzione industriale.

Veniamo a quello in suo possesso:

  • epoca: noi, pur essendo la produzione rimasta invariata per alcuni decenni, lo collocheremmo attorno al 1850. Da notare che le prime realizzazioni avevano anche i ruotismi in legno.

  • quadrante: non sappiamo perchè lei lo consideri "più recente". Noi in mancanza di precisi elementi in merito lo consideriamo originale. Questi orologi erano realizzati con vari tipi di quadrante: legno dipinto, legno rivestito da lamierino di ottone, lastra di ottone, ceramica, vetro dipinto sul retro, ecc.

  • complicazione sconosciuta: è la "sveglia". Il disco anteriore coassiale con le sfere dovrebbe nascondere un cilindretto in legno con un incavo destinato ad agire su quello che lei chiama "baffo" (nel suo caso piegato in alto). Tale "baffo" trasmetteva l'informazione al meccanismo della sveglia.

  • viti sulla platina posteriore: applicate successivamente al posto dei cavicchi originali in legno nel tentativo di rendere tutta la struttura più rigida. Il problema principale di questa tipologia di orologi è appunto la deformazione indotta sulle platine di legno dal gravare, nel tempo, dei pesi di carica.

  • ripristino parti mancanti: crediamo che ogni orologiaio pratico di riparazioni di meccanismi non più attuali ne conservi in laboratorio almeno alcuni esemplari che possono essere utilizzati come campione.

  • funzionamento: volendolo far "marciare" in continuo nel tempo (cosa che riteniamo di difficile realizzazione) si può appoggiare su una mensola opportunamente forata.

Speriamo, con queste brevi notizie, di esserle stati di qualche aiuto.

Cordiali saluti G.G. e G.P.

  Quella sottostante è la pianta delle zone di origine dei "Foresta Nera" secondo il Baillie  
 
 
 

 

 

    P022
Da Damiano ..
maidadamiano@libero.it
A posta di hora.it

Spett.li esperti, possiedo da tempo ciò che rimane di questo vecchio orologio che, almeno da quanto indicato sul retro, è un Borletti Pezzi & Corbetta. Vorrei avere qualche dettaglio sullo stesso,sapere a che epoca risale e se, a vostro giudizio, vale la pena restaurarlo.
Damiano ....... - Catanzaro
 
     
 
 
 
  Da Dario
dariomotom@libero.it
A posta di hora.it
Oggetto: Pendoletta ITALIA (Borletti)

Gentile Redazione,
sono un appassionato estimatore e collezionista del famoso marchio VEGLIA BORLETTI, ed in particolar modo per quanto concerne gli orologi da tavolo e da parete.
Mi rivolgo a Voi in quanto recentemente ho acquistato un Pendoletta ITALIA - Sistema P. Embriaco (Domenicano) a gran suoneria ore e quarti, con sveglia. Sul retro, chiuso all'interno di un ovale, appare l'incisione di un cavallino e la seguente dicitura " Borletti Pozzi & Corbetta" Milano.
Che significato ha il simbolo del cavallino, che fra l'altro compare anche sul quadrante della pendoletta?
Questo tipo di orologio è da considerarsi oggetto raro?
Siete a conoscenza di altri collezionisti del marchio VEGLIA BORLETTI?
Vi ringrazio anticipatamente per la Vs. disponibilità e per le eventuali notizie che mi saprete dare.

Cordialmente, Dario
 
 
 
Carissimi lettori

le vostre sono due delle numerose richieste riguardanti, a vario titolo, l'opera del Domenicano Padre Giovan Battista Embriaco.

Innanzitutto vi invitiamo a leggere la risposta P017 (numero in alto a destra) che si trova scorrendo in avanti la presente rubrica in quanto contiene la biografia del Domenicano accompagnata da una pubblicità dell'epoca (fine '800 inizio '900) della Pendoletta Italia (oggetto dei vostri attuali quesiti) e da alcuni accenni alla storia della società Borletti.

La pendoletta in questione era una sveglia economica del tipo denominato "Jocker".

La denominazione "pendoletta", pur in mancanza del pendolo, era dovuta probabilmente all'intenzione di differenziarla (per i non esperti) dalle comuni sveglie (già all'epoca poteva essere importante apparire e non essere).

Costruita con matariali non pregiati con "gabinetto" (così è chiamata la cassa nel relativo catalogo derivandola dal francese cabinet) in lamierino di ottone nichelato e vetri e con il quadrante in cartoncino.
Il prezzo di vendita era fissato in Lire 12,50.

Nonostante la "nascita" modesta è un oggetto molto interessante in quanto racchiude una delle numerose invenzioni di Padre Embriaco e cioè con una sola molla sia per il tempo e che per la suoneria a ore e quarti senza ruote (la Borletti la brevettò in tutti i paesi europei). Una molla più piccola serve la svegia.

Per quanto riguarda il ripristino è possibile effettuarlo da parte di un esperto a meno che non sia già stata "riparata" da un orologiaio che, come spesso è successo, non avendone compreso il funzionamento (assolutamente non standard) ne abbia smaltellato la suoneria trasformandola in un semplice orologio con sveglia.

Una volta restaurata si presenta molto bene come si può vedere dall'immagine a lato che raffigura quella appartenente ad un nostro socio (collezionista e restauratore).

Ritornando ai quesiti iniziali:

Al sig. Dario dobbiamo purtroppo rispondere che non conosciamo il significato del cavallino inciso nella parte posteriore e, come si può ben vedere dall'immagine soprastante, presente anche sul quadrante.
Possiamo solo supporre che fosse un marchio della Borletti e Pezzi. Se qualche lettore avesse notizie più precise ......

Al sig. Damiano, come primo passo per un eventuale restauro, abbiamo inviato privatamente l'immagine del quadrante che, come detto sopra, essendo cartaceo può essere riprodotto con una comune stampante nelle opportune dimensioni.

Cordiali saluti M.M e G.P.  
     
 
 
 
P.S. e per terminare, come curiosità, riportiamo sotto l'intestazine e le prime righe del brevetto svizzero della suoneria senza ruotismi con il relativo disegno allegato.
   

 

 

      P021
Da: ville.olivier@club-internet.fr
a: posta di hora.it
Oggetto: MERATI a Milan

Bongiorno, non parla italiano
j'ai en possession depuis plusieurs années une petite pendule de table avec réveil-matin signèe MERATI a MILAN, j'aimerai avoir des renseignements sur cet horologer. En piéces jointes quelques photos.

Grazie mille
Olivier

(ndr. richiesta pubblicata con il permesso esplicito del mittente in quanto inviata a segreteria di hora.it)

   
 
  Gentilissimo lettore francese

il Morpurgo nel suo Dizionario degli orologiai italiani riporta Merati come orologiaio milanese che nel 1791 aveva bottega in Corsia del Duomo 995.

Le immagini inviateci rappresentano un orologio a Tamburina con alcune caratteristiche anomale.
Il quadrante germanico (ultimi anni del '500) è antecedente al resto dell'orologio. Evidenti fori sul quadrante ne fanno supporre un riutilizzo.
La cassa cilindrica di estrema semplicità non rientra nella tipologia delle tamburine tedesche della fine del '500.

Si può concludere che il Merati abbia abbinato un movimento della sua epoca (può essere stato fatto da lui?) ad un quadrante antico.

  Cordiali saluti G.G.
     
 
 
 

 

 

Da: Giuseppe .......
vagnoli@centoper.it
A: posta di hora.it

Egregi Signori, sono a chiedervi un aiuto per identificare un orologio da me ritrovato in casa.
Vorrei sapere se il nome F. Krauss che appare sul quadrante vi dice niente e approssimativamente l'epoca di costruzione del medesimo.

Vi ringrazio anticipatamente per la Vostra disponibilità.

 Giuseppe ......   

P020
  Caro sig. Giuseppe

il suo è un orologio di fine 800 inizio 900.
Questa tipologia di orologi ebbe larga diffusione nei negozi e negli uffici.

Erano fabbricati in Francia con metodi industriali e hanno attualmente un valore di pura curiosità.
Il meccanismo è di tipo "parigina" senza suoneria e con dispositivo di svincolo calendario che scatta ogni 24 ore.

La data (piccola finestra centrale) e il giorno della settimana sono perciò comandati automaticamente mentre il rullo con il nome del mese, che dovrebbe essere presente nella larga finestra inferiore, è fatto avanzare manualmente.

Volendolo restaurare i problemi sono dovuti essenzialmente al nastro della data che a fine mese ritorna automaticamente e che essendo di stoffa (e dato l'invecchiamento) si strappa facilmente
Tale nastro è di difficile riparazione e perciò il restauro non è compensato dal valore dell'oggetto.

Una curiosità, che dovrebbe essere presente anche sul suo orologio, è data dalla grafia di un giorno della settimana come si può vedere dall'immagine sottostante ripresa da un esemplare in nostro possesso:

  Cordiali saluti G.G.

 

 

Da: Barry Parker
barry_parker@hotkey.net.au
A: posta di hora.it

Egregi Signori,

Sto chiedendo se chiunque può identificare il creatore di questo movimento della vigilanza.
Questo movimento molto raro del bordo con il calendario perpetuo è nello stato originale notevole e mint.
Manopola bianca dello smalto con quattro manopole sussidarie - giorno, mese con la funzione per gli anni di salto, data con la funzione per gli anni di salto e una manopola timekeeping da 12 ore con minuterie. spazzata di Centro-secondi.
Scappamento del bordo con il fusee chain.
Lato-bobina molto rara tramite la piastra ricoperta con canne della manopola dell'incastronatura, alle 23 zone minute, via un tipo meccanismo dell'vite senza fine-ingranaggio.

P019
La registrazione del regolatore è dal lato della manopola in cui ha Avance - ritardo nella leva in modo bello messa dello scritto e rotella-funziona in ottone ed acciaio lucidati.
Timbrato sotto la manopola JL.ST.W.2555.
i Centro-secondi passano ed una di piccole mani dell'indicatore manca. Questo movimento straordinario è, senza dubbio, di qualità del museo. diametro della manopola da 47 millimetri

Regards, Barry Parker

  Caro amico australiano

più comprensibili sarebbero i suoi quesiti se formulati in inglese (il traduttore lo avremmo certamente trovato mentre interpretare il suo italiano ....)

Comunque l'orologio delle foto è un calendario completo senza fasi di luna (e non perpetuo come Lei dice) databile all'ultimo quarto del '700.
Ha colonnine cilindriche, galletto (coq - ponte del bilanciere) traforato, presenta la carica laterale ed è regolato da uno scappamento a verga.
E' probabilmente francese e rappresenta una tipologia di orologio con molteplici informazioni astronomiche.

Come sempre ribadiamo noi non forniamo mai il valore economico degli oggetti che ci viene richiesto di valutare.
In questo caso a maggiore ragione perchè non abbiamo indicazioni su un elemento importantissimo come la cassa ( di che tipo, di che metallo, se smaltata o incisa o a sbalzo, ecc,)
Saluti lontani ma cordiali

    G.G.
     
   

 

 

Da: Comitato Provinciale UNPLI
unplivv@tiscali.it
A: redazione di hora.it
Oggetto: Informazioni su orologio

Spett.le Redazione

per caso mi sono trovato a visitare il campanile della Chiesa di San Michele della mia Città, Vibo Valentia.
Detta Chiesa risale al 1519 ed  il campanile è attribuito a B. Peruzzi (architetto senese).
La cuspide di detto campanile è crollata durante il terremoto del 1783 e su di essa si è sempre detto che c'era un orologio.
Come dicevo durante detta visita ho rinvenuto, con mia somma sopresa, quello che doveva essere il meccanismo di detto orologio.
Ho provveduto a fotografarlo ed in allegato vi rimetto le foto anche della chiesa e del campanile.

Essendo un profano  nel campo Vi pongo i seguenti quesiti:

P018
- di che tipo di orologio si tratta;
- da chi è stato costruito;
- ha qualche valore;
- può essere restaurato ? eventualmente da chi ? ne vale la pena ?
- visto che allo stato attuale si trova al primo piano del campanile come faceva a funzionare in alto sulla cuspide?

Nel caso fosse possibile restaurarlo cercheremo di farlo tramite la Pro Loco e ci attiveremo per farlo sistemare in bella mostra nel museo della Città.
Vi  ringraziamo anticipatamente per le notizie che ci darete e con l'occasione porgiamo distinti saluti.

Dott. Francesco ......
Presidente Pro Loco di Vibo Valentia

(ndr. richiesta pubblicata con il permesso esplicito del mittente in quanto inviata a redazione di hora.it)

 
  Gentilissimo Dott. Francesco,

quelle che Lei ci ha inviato sono le immagini di un bellissimo orologio da torre con tre treni di ruote con al centro il tempo, ore e quarti in 6 all'italiana.
Ha pignoni a gabbia e gli alberi delle ruote sono ben torniti e di buona fattura.
Appare sufficientemente completo.

E' una tipologia di orologio che si può collocare fra la seconda metà del '600 e la metà del '700.

E' indubbiamente regolato da un pendolo!

  Questi orologi da torre erano quasi sempre allineati al quadrante o avevano solo dei piccoli rimandi, perciò l'attuale allocazione non deve far testo in quanto dovuta probabilmente a spostamenti avvenuti a seguito del terremoto del 1783.
Per quanto riguarda il valore, se per tale intende quello venale e come già detto più volte, i soci dell'associazione HORA, quando parlano come tali, non possono pronunciarsi.

  Lei richiede se può essere restaurato.

Rispondiamo: dovrebbe essere restaurato, affidandosi ad un esperto orologiaio che abbia gli spazi adatti e che sappia trattare i metalli antichi o che si rivolga a chi è uso operare su i metalli d'epoca.
Diciamo dovrebbe perchè è da evidenziare che piuttosto che un cattivo restauro è meglio conservarlo così come è in luogo protetto dalle intemperie; (ha resistito per più secoli e perciò 5 o 50 anni in più lo danneggerebbero molto meno di un cattivo restauratore).

Veniamo a chi lo ha costruito e aggiungiamo noi in che data?

  Il campanile a noi risulta essere posteriore rispetto alla Chiesa di S. Michele in quanto alcuni documenti lo indicano come edificato nel 1671.
Se l'orologio fosse stato realizzato nella stessa data del campanile e fosse già nato a pendolo si tratterebbe di uno dei primi esempi Italiani dell'applicazione dell'invenzione di Christiaan Huygens alla scoperta di Galileo Galilei (isocronismo del pendolo a parità di ampiezza delle oscillazioni).
  Abbiamo detto nato già a pendolo perché sul finire del 1600 e inizii del 1700 questi orologi, costruiti precedentemente con regolazione a "bilancia del tempo", venivano trasformati a pendolo (per ragioni di precisione).
Queste trasformazioni lasciavano però tracce sull'incastellatura metallica (essenzialmente fori) che è abbastanza facile reperire a posteriori da parte di un occhio esperto.
I molti "se" potrebbero essere, almeno parzialmente, fugati dal reperimento della esatta data di costruzione, che in mancanza di stampigliature (da ricercare sotto le incrostazioni dovute al tempo), occorre reperire tramite ricerche di archivio sulla committenza e sul costruttore con eventualmente i relativi pagamenti dei quali molto spesso si ritrova traccia (atti notarili, registri del comune e della chiesa, archivi privati dei notabili del luogo, ecc.).

Per quanto riguarda la sua sistemazione pensiamo che il Vostro bel Museo di Arte Sacra sia una ottima allocazione perché, pur non essendo propriamente un oggetto sacro, serviva pur sempre a chiamare a raccolta i fedeli per le funzioni religiose, oltre che, naturalmente, a scandire i tempi dei lavori nei campi.

  Infine, per concludere, ritorniamo sul valore dell'oggetto che per Voi dovrebbe essere notevole: affettivo e storico.
Cordiali saluti    
  G.G. e G.P.  
   

 

 

da: Anna Maria .....
difra.rubeo@iol.it
a: redazione di hora.it
oggetto: orologi di G. Embriaco

Sono un'insegnante di scienze del liceo scientifico "Vitruvio" di Avezzano (AQ) e Vi chiedo cortesemente aiuto per avere notizie sugli orologi di Giambattista Embriaco, in particolar modo di quelli ad acqua.
In attesa di un Vostro riscontro, Vi ringrazio anticipatamente
Anna Maria .....

(ndr. richiesta pubblicata con il permesso esplicito della mittente in quanto inviata a redazione di hora.it)

P017

  Gentilissima Sig.ra Anna Maria ......

la sua richiesta ci permette di richiamare l'attenzione su uno dei più interessanti e noti (specie a Roma) orologiai italiani del diciannovesimo secolo.
E' nostra intenzione pubblicare prossimamete, in forma integrale, l'articolo che
Luigi Pippa ha redatto per il N. 5 - Dicembre 1998 della nostra rivista LA VOCE DI HORA.

Nel frattempo riportiamo quanto è scritto dal Morpurgo nel suo Dizionario degli orologiai italiani (e alcune immagini e un brevissimo stralcio dall'articolo di Luigi Pippa) con la speranza di soddisfare almeno parzialmente la sua curiosità (e naturalmente quella dei suoi allievi).

Cordiali saluti    
  G.G. e G.P.  

EMBRIACO Giambattista, padre dell'Ordine Domenicano - Nato a Ceriana (Sanremo) il 31 dicembre 1829, è stato uno dei più geniali orologiai del secolo scorso. Entrò nell'Ordine a Perugia nel 1840 e fatti gli studi regolari venne inviato a Nepi ad insegnare filosofia e matematica ed infine a Roma nel convento della Minerva ove ebbe tempo di dedicarsi ai suoi studi prediletti.

A 17 anni costruì con del cartone il suo primo orologio. Nel 1867 inventò l'idrocronometro che non è una clessidra od un orologio ad acqua, ma un vero orologio, nel quale l'acqua, riempiendo alternativamente due bacinelle, dà l'impulso al pendolo indipendente e per di più serve a caricare il movimento e la suoneria dei quarti e delle ore L'orologio inviato insieme ad un altro all'Esposizione Universale di Parigi del 1867 imperfettamente organizzata, non venne tolto dalle casse. Quando l'inventore giunse sul posto era troppo tardi (uno dei due orologi era rotto), ma non si perdette d'animo e montò l'idrocronometro, che funzionò impeccabilmente per lo spazio di un mese. Napoleone III si fece spiegare il meccanismo nel Castello di St.Cloud e anche il grande Rossini dimostrò il suo interesse. Un industriale francese comperò la patente per la Francia, poiché prevedeva un grande smercio dato che Parigi ed altre città volevano ornare le loro fontane pubbliche con questi orologi. Non sappiamo perché tale progetto non sia stato posto in esecuzione. Uno di questi orologi - il cui solo inconveniente è che con il gelo non funzionano - venne posto sul Pincio (1872), un altro nel cortile dei Ministero delle Finanze e un terzo nel cortile di Palazzo Berardi a Roma. Un esemplare in forma ridotta esiste nei depositi dell'erigendo Museo dell'Orologio preso la scuola di orologeria di Roma; forse si tratta del modello fatto in occasione dell'Esposizione Nazionale di Milano (1881) dagli allievi della Scuola Cronometrico Meccanica di Roma che desideravano avere un idrocronometro di padre Embriaco in proporzioni ridotte. Un altro consimile in zinco bronzato si trova al Wúrtembergisches Landes-Gewerbemuseum di Stoccarda e viene presentato come "copia del XVII secolo"! Altri ancora si trovano presso privati e presso l'orologeria Bedetti e Bandiera a Roma. Genova desiderava porre uno di questi orologi allo sbocco di Via Nuovissima presso la cascata decorativa. Esperti nazionali e stranieri lodarono incondizionatamente l'invenzione del grande domenicano. Il Saunier, sul quale ricade gran parte della responsabilità per la cattiva organizzazione dell'Esposizione parigina, riconobbe poi la genialità dell'inventore. Altra splendida concezione dì padre Embriaco è la sveglia economica munita di suoneria completa. Essendo tali sveglie molto care, ne ideò una munita di un sistema dì leve che armavano una sega, in primo tempo munita di 91 denti. L'Embriaco stesso se ne spaventò e modificò e ridusse la sega e finalmente la sostituì con una spartiora. E' interessante e istruttivo seguire lo sviluppo dei suo pensiero nella serie di articoli (Regolatore con suoneria senza ruotismo, ad una sola carica che dura 36 giorni, di P.G.B. Embriaco, Domenicano) comparsi nel "Bullettino della Società Cronometrica Meccanica" pubblicato a Roma dal 1879 in poi. L'autore narra come sin dal 1860 avesse presentato all'Accademia dei Lincei a Roma uno scappamento a regolatore isolato e come avesse sviluppato tale scappamento e come ne avesse creato dei nuovi (uno ad ancora a tre denti, regolata da un pendolo in parte libero, un altro a bilancere, di stupefacente semplicità e precisione). Basta leggere un brano per dedurre dalla chiarezza e purezza della prosa, la genialità dell'artista: "Io cercava una soneria senza rotismo e che non si caricasse a mano, ma fosse caricata dalla chaussée, e non già in un modo qualunque, ma con forza continua e press'a poco sempre uguale, la quale non fosse cagione di troppe disuguaglianza dei motore dell'orologio; ciò per me equivaleva ad un problema a tre incognite, delle quali non solamente io doveva cercare il valore, ma metterle eziandio d'accordo tra loro e in relazione con gli altri organi del movimento... ". L'Embriaco non poté finire la sua serie di articoli e i lettori, affascinati dall'ardita concezione, chiedevano con insistenti lettere il seguito. La redazione rispose che l'autore stava costruendo nuovi modelli che già funzionavano benissimo. Ma il seguito degli articoli non venne: nel 1880 il "Bullettino" cessò purtroppo di esistere. L'orologio dell'Embriaco venne posto in commercio dalla ditta Borletti di Milano col nome "Sveglia Italia" o "Pendoletta Italia" e conquistò plausi e premi. Il Redier, membro della giuria della Esposizione Universale di Parigi dei 1878, vedendo i lavori dei nostro disse: non credevo vi fossero in Italia cultori così seri dell'arte orologiaria. L'Embriaco costruì pure un orologio notturno, il quale, ogni mezzo minuto, dava lievissimi colpi abbastanza chiari per indicare l'ora e pure tanto leggeri da non disturbare il sonno. L'Embriaco inventò pure freni automatici, macchine pantelegrafiche, strumenti per la lavorazione dei metalli e infine si accostò pure ai problemi della navigazione aerea. Nel 1894 venne chiamato a dare il suo parere sul pianisferologio farnesiano del Faccini. L'Embriaco, per i suoi meriti nel campo religioso, venne elevato al grado di Governatore della provincia domenicana. Morì a Roma il 6 marzo 1903.

 
 
 
 
 
 
 
 
Cortile del Palazzo Muti Cesi Berardi in Roma
Fontana con idrocronometro di Padre Embriaco
Da Roma - Misura del tempo - Storie di orologi di M. Barberito e A. Martini, Roma 1944
 
 
 
 
 
Regolatore con suoneria di ore e quarti senza 'ruotismo' della Collezione Ruscitti
 

"Se taluno si fosse, il quale desiderasse nei lavori del P. Embriaco una prontezza ed un merito di esecuzione proporzionati alla sua facilità nell'inventare, lo preghiamo a riflettere, che il P. Embriaco non si occupa esclusivamente di orologeria e di meccanica. Egli deve occupare la maggior parte del suo tempo nel disimpegnare gli uffici del proprio ministero, e prima di decidersi a fare eseguire qualche sua invenzione, deve fare i conti con la sua borsa, la quale è sempre per lo più al disotto di quanto sarebbe necessario per far dare al lavoro tale finitezza, che nulla più lasciasse a desiderare.

Da: Gli orologi del P. G. B. Embriaco, Domenicano, alla Esposizione Nazionale di Milano - 1881, manoscritto pubblicato in litografia.


Pubblicità della Pendoletta Italia (Invenzione di Givan Battista Embriaco Padre Domenicano). Da un catalogo della "Borletti & Pezzi". Prima fabbrica italiana di orologi a livello industriale, la "Borletti, Pezzi & Corbetta", fu fondata nel 1896 da Romualdo Borletti; il socio Corbetta morì poco dopo. Nel 1915 la "Borletti & Pezzi" fu trasformata in "F.lli Borletti s.a.s."
 

 

 


Da: "arte_antica"
arte_antica@libero.it
A: posta di hora.it
Oggetto: Orologio da Torre

Gentilissima redazione,  possiedo da circa venti anni un orologio da torre in ferro, del quale allego foto.
Le sarei molto grato qualora mi dicesse a quale periodo appartiene ed eventualmente il suo valore commerciale.oppure indicarmi un esperto al quale  rivolgermi.
Sarei disponibile anche alla vendita. Certo della sua collaborazione  ringrazio anticipatamente.

   Cordiali saluti Mario Cutini
 

P016
 
Gentile Sig. Mario

La sua è una tipologia di orologio la cui costruzione si è protratta nel tempo, dalla fine del seicento ai primi dell'ottocento, realizzata con il castello di ferro forgiato a mano e chiuso da chiavistelli.

Si intravede una ruota scappamento in ottone con un'ancora presumibilmente a rinculo, il che esclude una data anteriore al settecento (salvo che non sia una avvenuta trasformazione che però non può essere definita dalla foto).

G.G.

 

  Richiamo per ulteriori messaggi e risposte: LETTERE PRECEDENTI  

 


   
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